Nel 1945 fu fatta in Egitto, e precisamente a Nag Hammadi, una scoperta che rivoluzionò lo studio della Storia delle religioni: una gran quantità di testi gnostici, sopravvissuti all’ostracismo della Chiesa di Roma e alle ingiurie del tempo. Il cristianesimo delle origini era un mondo molto variegato, e fu solo a partire dal II secolo che il corpus mitologico e rituale raggiunse un’unità di fondo, mentre si andava strutturando l’odierna Chiesa Cattolica. Nel frattempo la predicazione di Cristo, personaggio tanto affascinante quanto difficile da decifrare, fu soggetta a mille diverse interpretazioni, e così lo furono gli stupefacenti racconti della sua vita. «Gnosticismo» è un termine-ombrello che racchiude numerosi movimenti, considerati eretici dalla Chiesa, che condividono soltanto alcune idee di fondo. La più importante e per certi versi scandalosa è quella secondo cui Dio c’è, ma è cattivo. O meglio, è cattivo il Demiurgo che ha creato il mondo – bisogna trascendere le illusioni che ci pone innanzi per giungere a conoscere il «vero» Dio. La qual cosa è possibile solo attraverso la gnosi, una conoscenza profonda delle verità nascoste che coinvolge tanto il cervello quanto lo spirito. Molte sono le differenze tra il cristianesimo gnostico e quello che conosciamo tutti. Prendiamo ad esempio la resurrezione: vari movimenti gnostici insegnano che si tratta di un evento spirituale, non fisico, e che il fedele può incontrare il Cristo risorto in momenti di illuminazione o trance. È una concezione più vicina allo sciamanismo che al cristianesimo moderno. Per alcuni, poi, esiste non solo un «Dio padre», ma anche una «Dea madre», il che apre la strada a una spiritualità al femminile molto diversa rispetto a quella cattolica. Lo gnostico Valentino, partendo dall’idea che Dio è indescrivibile in termini umani, lo rende figurativamente come una coppia di Padre e Madre, la cui unione è raccontata in termini decisamente sessuali.
L’aumentata conoscenza dello gnosticismo ha rotto molti dogmi. Se esistono alcune narrazioni alternative a quelle del Nuovo Testamento, narrazioni contenute in testi attribuiti a Pietro, Tommaso o addirittura Maria Maddalena e Giuda, allora molte altre ne possono esistere. Complici anche i mutamenti sociali del Secondo dopoguerra, i vangeli, da roccaforte salda e intoccabile della fede, sono diventati materia plastica su cui è possibile speculare, fare congetture e con cui è possibile perfino giocare. Alcuni credenti gridano allo scandalo, ma quest’approccio creativo alla mitologia è forse più fedele allo spirito originario del cristianesimo di quanto lo sia l’irrigidimento dogmatico. C’è chi dice poi che l’atteggiamento gnostico stia tornando in voga, attraverso il New Age e più in generale la riscoperta del pensiero magico. Quel che è certo è che è tinge tutto il genere popcorn e vangelo. E arriviamo al Vangelo di Maddalena scritto da David Niall Wilson: un romanzo avvincente che rinarra le avventure di Cristo e compagni dal punto di vista di Maddalena, aiutata da Giuda, in modo da riecheggiare la letteratura gnostica. Avventure che assumono un tono molto diverso da quello che conosciamo.
Wilson ci accompagna in un viaggio delirante nella Palestina dell’anno 0, facendoci scoprire che Maddalena non era una comune mortale, ma una creatura tirata fuori da una dimensione infernale nientemeno che da Lucifero. Lo scopo del Tentatore è quello (appunto) di tentare Cristo, ma lui è saldo nella fede: non solo resiste, ma riesce perfino a trascinare Maddalena dalla sua parte. Al che Lucifero la maledice, trasformandola in un vampiro e un’arma costantenemente puntata contro la santità di Cristo. È l’inizio di un gioco di redenzione, seduzione e ricerca che vede impegnati Gesù e la Maddalena fino e oltre il momento in cui le profezie dovrebbero compiersi. Una trama ultrapop(corn). Se venisse dagli ambienti mainstream e non da quelli di genere la si definirebbe postmoderna.
La fusione di vampirismo e Bibbia non è nuova. A parte il fatto che il vampiro del folklore ha sempre a che fare in qualche modo con la vita religiosa, esiste almeno un precedente immediato, e qualcuno avrà già capito a cosa mi riferisco. All’inizio degli anni Novanta il mondo del gioco di ruolo fu scosso dall’apparizione di Vampiri: la Masquerade. Il gioco di ruolo è, detta brevemente, un tipo di gioco in cui i partecipanti si riuniscono attorno a un tavolo e portano avanti ciascuno la vita di un personaggio, costruendo così una storia tutti insieme. Nel mondo della masquerade il primo vampiro della storia fu Caino, maledetto dopo l’omicidio del fratello, e vari episodi biblici sono riletti in chiave vampirica. Negli Stati Uniti attorno al marchio di Vampiri: la Masquerade è nata una grossa industria fatta di espansioni, giochi di carte, videogiochi e libri, un paio dei quali scritti proprio da David Niall Wilson. L’approccio ludico alla mitologia religiosa (ludico, badiamo bene, non irriverente) del gioco di ruolo è una delle influenze di questo romanzo, in cui gli appassionati ritroveranno alcune sue atmosfere.
Dico non irriverente perché un punto di forza di Wilson è proprio questo. Per quanto il Vangelo della Maddalena sia un romanzo decisamente forte, per quanto sia vicino allo gnosticismo, per quanto non risparmi sesso lesbico e sangue quanto basta, non ha alcuna pretesa oltre quella di raccontare una storia, e dopotutto è noto che la Bibbia è un libro ad alta densità di sesso e violenza. I temi di fondo di Wilson sono pur sempre la redenzione, il prezzo che ciascuno di noi è disposto a pagare per ottenerla, e l’importanza del sacrificio in vista un bene maggiore. Per di più la rivalutazione di Giuda, compiuta ben prima che il Vangelo attribuito a lui diventasse una moda culturale, è portata avanti con grazia, senza mettere in ombra gli altri discepoli: di certo non è ortodossa, ma è molto meno offensiva di alcune pagine di Dan Brown. L’operazione insomma è audace, e cerca di mediare tra opposte fazioni. Si pone una domanda interessante: è possibile stravolgere i contenuti di un racconto celebre come quello evangelico, ricondurlo a una dimensione di intrattenimento, e nello stesso tempo mantenerne intatti i valori e la struttura di fondo? Ai lettori l’ardua sentenza.
Wilson affronta anche un altro tema di crescente attualità, quello della spiritualità al femminile. La pratica religiosa occidentale ha messo per parecchi secoli l’uomo al centro di ogni interesse e ogni azione. Oggi, con la progressiva liberazione culturale e sociale delle donne, anche la spiritualità si sta tingendo di rosa. Nel Vangelo di Maddalena Wilson guarda alla vita di Cristo non con gli occhi del discepolo, ma con quelli di una donna innamorata che sa di nutrire un amore impossibile. Quando arriva sulla scena anche un grande simbolo del femminismo, Lilith, la prima Eva, è evidente che la scelta di scrivere un Vangelo al femminile ha un senso preciso. Sullo sfondo di una guerra millenaria tra Paradiso e Inferno, che risale all’alba dei tempi e, attraverso Adamo ed Eva, giunge fino alla Palestina dell’anno 0, c’è sempre posto per qualcosa di semplice come l’amore umano, un amore che non risparmia nessuno, né Lilith, né Maddalena, né Gesù stesso.
Prima di lasciarti finalmente in pace a leggere il libro, un’ultima nota. Lasciamo da parte le questioni metafisiche e parliamo di genere. Il popcorn e vangelo è trasversale ai generi tradizionali: molto spesso si muove nell’orizzonte del thriller, con Wilson invece arriviamo dalle parti dell’horror. Il problema è che l’etichetta horror, il cui suono suscita tanto piacere alle orecchie degli appassionati, è un po’ usurata. Complici una serie di pregiudizi, oggi pochi sanno di preciso che cosa sia un horror, e pensano che il genere si riduca a tizi cattivi che ammazzano sanguinosamente altri tizi cattivi. Niente in contrario, per carità, i tizi cattivi sono divertenti e nell’horror hanno una posizione di prestigio – ma non è a loro che l’horror si riduce. L’horror è il genere che scava più a fondo nella psiche del lettore, un genere che ne pizzica l’anima facendogli vibrare la carne. A dirla tutta, l’horror è più una coloritura che un genere specifico: è possibile scrivere horror ambientati su una stazione spaziale, in una terra mitologica, o nel bar di fronte casa, e perfino il racconto di una seduta di psicoanalisi può essere molto horror. Di certo lo sono alcuni racconti di Kafka, o episodi dei Promessi Sposi. È possibile scrivere horror grotteschi, erotici, sociali. Telogici, perfino. Ma qualcuno, tra cui lo stesso Wilson, visto che l’etichetta si è usurata preferisce usarne un’altra per libri come il Vangelo di Maddalena, quella di
dark fantasy. Scegliete pure l’etichetta che preferite, il risultato non cambia. L’importante adesso è che vi abbandoniate al racconto, lasciandovi trasportare tra le sabbie del deserto.
Prendete i popcorn, e che la tentazione abbia inizio.